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Il Salento

Il Salento

Il salento,o penisola salentina,si protende tra il canale d'Otranto e il golfo di Taranto. Pianeggiante a est, nel tavoliere di Lecce e nella terra d'Otranto, collinare a nord-est e a sud, è coltivato a vigneti, oliveti, cereali e tabacco. Il salento comprende per intero la provincia di Lecce e ,parzialmente, quelle di Brindisi e Taranto. Oltrepassato Trepuzzi, dopo circa 3 km si incontra Squinzano. Nel 1480 fu devastato dai turchi. Appartenne ai Brancaccio, agli Enriquez e ai Filomarino. La parrocchiale di San Nicola è rinascimentale, la chiesa del Calvario cinquacentesca, ma ha subito manomissioni; barocca è la chiesa dell' Annunziata, nel cimitero. Fra le più interessanti costruzioni del Salento è la romanica chiesa di Santa Maria di Cerrate (XIII secolo), nel territorio comunale. Ha una semplice facciata a cuspide e spioventi percorsa da arcatelle cieche; sul fianco sinistro si trova un portico e accanto a questo un pozzo rinascimentale. L'interno,a tre navate, conserva pregevoli affreschi del XV e XVI secolo e un chiostro del 1269. A Squinzano si può anche visitare il Museo delle arti e delle tradizioni popolari del Salento, con arredi e utensili domestici tipi della civiltà agricola salentina. Da Squinzano, passando per Cellino San Marco, nei cui dintorni si trova una preziosa tomba preistorica a forno con celle, si imbocca la statale 605 in direzione di Ostuni. Dopo aver percorso circa 10 km si giunge a Mesagne. Centro posto al margine settentrionale del tavoliere di Lecce, fu importante sito messapico (Messapia o Messania) e poi vicus di Brindisi. Nel 1256 fu distrutto dai saraceni. Al IX-X secolo risale la chiesa di San Lorenzo, a pianta basilicale. Il castello eretto intorno al Mille, fu rifatto nel XV secolo e ancora in età barocca. La chiesa del Carmine è del XIV secolo, come anche il palazzo del comune, sede del museo civico, dove è raccolto materiale archeologico dell'antica Mesagne e dei villaggi limitrofi.

Completata la visita si ripercorre a ritroso parte della strada di andata e, passando attraverso San Donaci e Salice Salentino, si fa tappa a Veglie, centro di origine greca dove si può ammirare, nel cimitero, la cripta della Favana, con affreschi tre-quattrocenteschi di artisti locali. Secenteschi sono la chiesa madre, con un bel portale, e il palazzo Cacciatore; al XVIII secolo risalgono le chiese di Santa Maria del Rosario e di Santa Maria delle Grazie. Continuando sulla provinciale che passa per Leverano si arriva a Copertino. Il settore occidentale dell'abitato è costituito dalla "Terra", circondata dalle mura del XV secolo; verso oriente, invece, oltre la linea ferroviaria, si sono sviluppati i nuovi rioni. Conventino o Convertino, poi Cupertino, fu fondata intorno al Mille. Sotto gli angioni s'ingrandì talmente che Carlo D'Angiò elevò a contea il piccolo feudo che fu dei Brienne, poi, tra gli altri, dgli Enghien. Grandioso è il castello, costruito alla metà del cinquecento: pregevoli sono il portale scolpito e la cappella di San Marco. La colleggiata, di origini medievali, ha il portale del XVI secolo e il campanile settecentesco. Poco a sud del paese si trovano i resti del convento di Santa Maria di Casole (XVI secolo), dove si conservano pregevoli affreschi, purtroppo assai deteriorati.
11 km di distanza rettilinea e si arriva a Nardò, secondo centro della provincia per numero di abitanti dopo Lecce, noto anche per l'artgianato dei ricami e del ferro battuto. Il nucleo centrale, in parte ricostruitodopo il sisma del 1743, è ancora cinto per lunghi tratti dalle antiche mura, che delineano una pianta quadrilatera irregolare; con le sue strade strette e tortuose è in netto contrasto con i nuovi quartieri extramurali, sviluppatisi soprattutto a sud e a nord-est. D'origine messapica, Neretum fu municipio romano delle importanti funzioni commerciali. A lungo possesso bizantino, poi (dal 1055) normanno, fu in quel periodo centro culturale. Rimase fedele agli svevi dopo la morte di Federico II. Nel 1480 fu preso dai turchi, nel 1484 dai veneziani. Dal 1497 (e fino al 1806) fu ducato degli acquaviva di Conversano, che fecero di Nardò il principale centro culturale del Salento, con università di studi letterari e filosofici e accademie. Il monumento più importante è la cattedrale: fondata alla fine dell' XI secolo, fu ricostruita alla metà del Duecento e ampliata nel secolo successivo; la facciata, del XVIII secolo è opera dell'architetto napoletano Ferdinando Sanfelice (1675-1748). L'interno, a tre navate, conserva il cosidetto Crocifisso nero, opera lignea duecentesca di ispirazione spagnola, e affreschi del XIII-XIV secolo.
Tra le numerose costruzioni civili e religiose degne di nota, ricordiamo la cinquecentesca chiesa di San Domenico, restaurata in forme barocche dopo il terremoto del 1743; l'Osanna, tempietto circolare d'ispirazione medievale; la settecentesca guglia dell' Immacolata; la chiesa di Sant'Antonio; il monastero di Santa Chiara; il seminario vescovile, costruito dal Sanfelice, e il vescovado, ristrutturato dal medesimo architetto. Le frazioni Santa Caterina e Santa Maria al Bagno sono stazioni balneari assai frequentate. Attraverso quest'ultima località, percorrendo la strada costiera, si arriva a Gallipoli. L'abitato è situato su un promotorio e un' isoletta che si protendono per 3 km nello Ionio. La Città, il nucleo antico, occupa l'isola calcarea con vie anguste e tortuose ed è contornata da una strada panoramica (le "Riviere") aperto sul sito delle antiche mura. Un ponte a sette arcate, costruito nel 1603, congiunge l' isola al promontorio, dove si estende il Borgo, la parte moderna dell' abitato, la cui urbanizzazione iniziò nel 1837.
La greca Callipolis (kalé polis: città bella), forse fondata dai tarantini, fu municipio romano (Anxa). Rimase sotto i bizantini fino alla conquista normanna (1071). Elevata a sede vescovile nel VI secolo, fu a lungo soggetta al patriarca di Costantinopoli; tornò sotto la giurisdizione romana nell' XI secolo. In epoca sveva fu sede della resistenza contro gli angioini, ai quali si arrese nel 1269. Dominio degli Orsini (1402) e poi degli aragonesi, resistette ai turchi (1481), ma venne presa dai veneziani (1484). Nel 1537 fu saccheggiata dai turchi. Il 24 agosto fu bombardata da navi inglesi e borboniche. Il più antico monumento cittadino sebbene ricostruito nel XVI secolo, è la fontana ellenistica, costituita su bassorilievi greci, epigrafi latine e un frontone barocco. Il porto antico (Seno del Canneto) è in parte occupato dal Castello cedente fortilizo angioino: consta di un grandioso maschio con un rivellino antistante. Maestoso monumento è la Cattedrale di Sant' Agata (via De Pace), eretta agli inizi del del Seicento e compiuta nel 1696. L' interno a tre navate è una vera e propria galleria di pitture del XVII e del XVIII secolo, soprattutto di artisti salentini; da segnalare, in particolare, la secentesca Madonna con Bambino tra i Santi Andrea e Giovanni Battista, del pittore gallipolino Gian Domenico Catalano, e le sei grande tele che sovrastano gli altari laterali, opere di Giovanni Andrea Coppola eseguite nel corso di un decennio a partire dal 1637. Nella chiesa di Santa Teresa degno di nota è l'altare maggiore, superba realizzazione di Aniello Gentile. La chiesa di San Mauro e quella di San Salvatore si segnalano invece per i duecenteschi affreschi appartenenti a un filone pittorico schiettamente bizantino, mentre del già citato Catalano va ricordata anche la bella Annunciazione nella chiesa di San Francesco, in cui l'eco dei tardomanieristi napoletani si assomma al ricordo di Teodoro d'Errico nel gusto per le minuziose nature morte e nella preziosità del colore. Infine, tra gli edifici civili, vanno almeno ricordati il Palazzo Tafuri e quello Senape De Pace, validi esmpi della produzione tardobarocca salentina. Da segnalare anche il Museo Civico, che raccoglie reperti archeologici, tra cui vasi messapici e greci, e che comprende anche una sezione numismatica e di storia naturale.
Da Gallipoli è possibile raggiungere Leuca attraverso la bella strada litoranea che costeggia il lungo tratto sabbioso caratterizzante la baia che termina a Torre del Pizzo. Il paesaggio è solitario, la costa bassa, con evidenti segni di erosione. Dopo Torre Suda si possono visitare i resti del porto romano di Usentum. In vista di Leuca la costa diventa frastagliata.
Alternativo a questo percorso è quello che si snoda all'interno, lungo la statale 274 Salentina, tra oliveti e vigneti, su un tracciato uniforme. A 7 km da Gallipoli si inconta Taviano: notevoli sono la parrocchiale di San Martino (1635), che custodisce tre dipinti secenteschi di G.A. Coppola, e la chiesa del Crocifisso. Nel barocco convento dei Riformati (1623) si ammirano pregevoli altari lignei. Rimangono alcune tracce della chiesa di Santa Maria del Civo, di orgine basiliana, rifatta nel 1507. Continuando lungo la Salentina, attraversato Racale (55 m) - dove si possono visitare la parrocchiale, che, ricostruita dopo il terremoto, conseva il campanile dell'edificio cinquecentesco, il palazzo ducale dei Basurto, con due torrioni del XVI secolo, e la chiesa della Madonna del Fiume, edificata nel 1612 - si giunge a Ugento. Nella' abitato, situato su uno dei punti più elevati di un dosso calcareo, si distinguono l' antica "terra", difesa dal castello marchesale, e l'ampliamento moderno, sviluppatosi a nordovest. Sorta su un territorio già abitato in epoca preistorica, fu centro messapico, poi romano; grazie ai due porti di cui disponeva, ebbe grande importanza economica. Nel 924 fu distrutta dai saraceni. Riedificata, entrò a far parte del principato di Taranto; nel 1537 venne nuovamente devastata dai turchi. I monumenti cittadini, quasi tutti rifatti dopo le distruzioni turche del XVI secolo, si presentano in forme settecentesche: il castello, di origine trecentesca, il palazzo vescovile, la cattedrale. Nei dintorni del paese si osservano tratti di mura megalitiche, due menhir e tre torri del XVI secolo.
Su un'altura s' innalza la cappella di Santa Maria del Casale, basiliana ma rimaneggiata; la cripta del crocifisso conserva affreschi medievali. Il Museo Comunale di archeologia espone materiale archeologico del neolitico e messapico del V e VI secolo a.C..
Percorsi pochi chilometri si guadagna Acquarica del Capo - interessante per il castello, più volte rimaneggiato, che conserva tre torrioni originari del XV secolo, per la parrocchiale di San Carlo Borromeo (1619) e la medievale chiesa di Santa Maria dei Panelli, nella masseria Celsorizzo - e poi Presicce, il cui abitato tende a saldarsi come quello di Acquarica del Capo. Il vecchio nucleo conserva i palazzi Gonzaga. Arditi e De Liguoro. Barocche sono la parrocchiale di Sant'Andrea, opera settecentesca dell'architetto locale Saverio Negro, la colonna di Sant'Andrea e, nei pressi del paese; la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Nel territorio comunale si trovano la chiesa di Santa Maria del Reto, medievale ma alterata, chiese-cripte e chiese-grotte basiliane, tra cui quella di Santa Maria della Grotta, lunga circa 80 m e divisa in due gallerie.
procedendo verso sud, 5 km prima di Leuca, si incontra Patù. L'origine di tale centro si ricollega alla distruzione, a opera dei saraceni nell'IX secolo, di Varetum, città messapica, poi municipio romano. Di Varetum sussistono tombe e resti di pavimento a mosaico, di mura e delle attrezzature portuali. Alla periferia sudoccidentale di Patù sorge la celebre Centopietre, ritenuta ora un santuario preistorico, ora un mausoleo ellenistico, ora un edificio medievale innalzato con pietre già squadrate e tagliate in epoca più antica, è una costruzione a forma di parallelepipedo, dalle pareti a grande massi rettangolari, coperta da grandi e larghe lastre di calcare disposte a spioventi e poggianti, al centro, su un architrave di spoglio sorretto da pilastri e da colonne. L'interno è diviso in due navate disuguali e conserva tracce di affreschi bizantini (XI - XIV secolo). Di fronte a questo enigmatico edificio sorge la romanica chiesa di San Giovanni (XII secolo), ad aula tripartita da pilastri. Nell'ambito è infine il castello cinquecentesco.
Continuando si giunge a Castrignano del Capo, poi a Leuca e a Capo Santa Maria di Leuca, E' questo lo japigium promontorium che costituisce l'estremità della penisola; un faro segnala lo spartiacque tra Ionio e Adriatico. Sul capo, adagiato su una bianca costiera, si trova il santuario omonimo, edificato su un preesistente tempio di Minerva e ricostruito nel Settecento. Secondo gli antichi, il capo era la fine della "terra", analogamente alla punta dell'antico porto di Brest, in Bretagna, chiamata "Finistére". La leggenda vuole che qui abbia predicato San Pietro appena approdato in Italia; la colonna posta sul piazzale, a pochi metri dal mare, ricorda questo episodio. Doppiato il capo si procede lungo la strasa litoranea che offre scorci panoramici di straordinaria bellezza sull'Adriatico. Il paesaggio è caratterizzato da alte scogliere a picco sul mare inframezzate da inframezzate da insenature sabbiose. Presto si incontra Gagliano del Capo, situato sull'orlo del gradino con il quale il tavolato calcareo scende verso l'Adriatico. Vi si trova la barocca parrocchiale di San Rocco (XVII - XVIII secolo), mentre nei dintorni del paese è il convento di San Francesco di Paola (1613), con bella chiesa barocca annessa.
Lasciato questo piccolo centro e arrivati a Marina Serra, si compie una deviazione a sinistra e, percorsi 5 km, si guadagna Tricase. L'abitato, di origine medievale, è costituito da un nucleo vecchio con strade strette e tortuose e da una parte moderna. Sulla piazza Vittorio Emanuele prospettano il palazzo Gallone, trasformazione di un castello del XIV e XV secolo, la chiesa matrice a esso congiunta da un' antica porta ("portaterra") e la chiesa di San Lorenzo, barocca. La chiesa Matrice (Santa Maria del Foggiaro), originaria del XV e XVI secolo ma completamente rifatta nel 1770, con un grandioso portale, costuisce un pulpito del 1795 e una tela cinquecentesca di scuola veneta . Dal 1624 è la chiesa di San Michele Arcangelo. Il castello in località Tutino è quattrocentesco; il castello di Capranica, a pianta quadrata, è opera dell'architetto locale (1524). Nel territorio comunale è la cripta della Madonna del Gonfalone. Nelle vicinanze, Tricase Porto, si estende ai piedi di una verde collinetta ed è caratterizzata dalla presenza di numerose ville gentilizie.
Ritornati sulla strada costiera, si raggiunge velocemente Castro. L'abitato, che conserva in parte una struttura medievale, sorge in posizione pittoresca, sullo sperone roccioso con cui termina una serra costiera e che si protende nell'Adriatico formando l'insenatura al fondo della quale sorge Castro Marina. La sua origine risale all'epoca della conquista romana del Salento; l'abitato era difeso da una cerchia muraria edificata tra il IV e il III secolo a.C., costituita da grossi blocchi messi in opera a secco da un fossato. Interessatnti sono la cattedrale del XII secolo , innalzata su una chiesa del X secolo di forme bizantineggianti, e il castello, del XVI secolo ma rimaneggiato in epoca barocca. Castro Marina è un ottimo punto di appoggio per escursioni alle celebri grotte Romanelli e Zinzulusa. La prima è interessante non solo come fenomeno carsico ma per le sue stupende testimonianze preistoriche. Sulle pareti delle grotti e sui massi franati dalle pareti appaiono, infatti, primitive figure graffite, alcune delle quali sono interpretabili come rappresentazioni umane, altre di bovini. Le caratteristiche del disegno lasciano intendere remote analogie con le note rappresentazioni di animali dell'arte paleolitica superiore del sudovest dell' Europa. La grotta Romanelli dà il nome alla cosidetta "cultura romanelliana" della preistoria. La grotta, la cui visita è riservata agli studiosi, è raggiungibile via terra da Castro Marina o in barca con un' escursione di un'ora di mare. Poco lontano si aprono altre grotte marine visitabili: la grotta Rotundella, la grotta Rotondae e la grotta Piccionara.
Alla grotta Zinzulusa (zinzula in pugliese significa "cenciosa") si accede facilmente percorrendo un sentiero e si giunge subito al "Corridoio delle meraviglie", rivestito da splendidi stalattiti e stalagmiti. L'escursione termina al Duomo, una grande cavità dalla forma irregolare, e al "Laghetto Cocito", nel quale vivono rarissime specie di crostacei.
Muovendo dal promotorio di Castro si sale, lungo una comoda strada costeggiata da fichi d'india, a Santa Cesarea Terme, importante stazione termale e di villeggiatura estiva. Le sue acque termominerali (sulfuree-salso-bromo-iodiche) sgorgano dal sottosuolo a una temperatura massima di 30° in quattro grotte costiere in comunicazione con il mare ed erano sfruttate già ne XVI secolo. Vi si praticano cure con bagni minero-marini in vasca fanghi inalazioni e irrigazioni ginecologiche dei due stabilimenti di Terme Gattulla e di Terme della Sulfurea. Da Santa Cesarea Terme è possibile, seguendo la strada che si inoltra in un suggestivo paesaggio fatto di pinete, foreste e distese coltivate, compiere escursioni a Porto Badisco, dove la leggenda vuole che sia approdato Enea e, in particolare, alla grotta dei Cervi, dove si trova il più grandioso ciclo di pitture rupestri neolitiche finora conosciute in Europa, attribuito al periodo compreso tra il 4000 e 2000 a.C. Oltre duemila figure, concentrate in più di sessanta composizioni, hanno permesso di stabilire che la grotta era un "santuario" destinato alla celebrazione dei riti della caccia delle tribù della regione. Ai piedi delle pareti dipinte, sul pavimento, sono stati ritrovati numerosi vasi votivi, che hanno consentito la precisa datazione del complesso. La grotta, per ragioni di tutela del prezioso patrimonio artstico-archeologico, non è ancora stata aperta al pubblico.
A Santa cesrea Terme si abbandona la strada costiera che conduce a Otranto e, imboccando la statale 497 che si snoda nell'entroterra, si incontra Poggiardo. Situato in mezzo a un' ampia spianata (piano di poggiardo) delimitata a nordest da un ripido ciglione calcareo, è luogo di convergenza delle strade che collegano tutti i centri compresi nel triangolo Otranto-Maglie-Tricase. Sorto forse nel XII secolo, dal 1343 il paese ebbe numerosi feudatari e dal 1537 al 1818 fu sede vescovile. La frazione di Vaste sorge sul luogo della messapica Bastae. La cripta di Santa Maria, nell'abitato, e la cripta di Santo Stefano, nei pressi, ambedue scavate nel tufo, con affreschi alle pareti e anteriori al Mille, sono tra le più interessanti e meglio conservate dalla regione. La parrocchiale è di stile rococò, con bella facciata del 1728. Al XVIII secolo risale anche il palazzo Ducale, intorno a cui corre una balconata all'elegante balaustra. Continuando in direzione di Lecce si giunge Maglie, animato centro commerciale caratterizzato dalla presenza di numerose industrie e dall'artigianato del ferro battuto, dei merletti e dei manufatti in paglia e giunco. Notevoli sono la parrocchiale del XVIII secolo, la secentesca chiese della Madonna delle Grazie e il settecentesco palazzo Capece, al cui interno è sistemato il Museo comunale di paleontologia G. Stasi, che raccoglie numerosi reperti preistorici provenienti dalle grotte e dai giacimenti all'aperto del Salento e opere d'arte paleolitiche e neolitiche.
Da Maglie si raggiunge facilmente Galatina.
Di antica origine, questo centro nel medioevo ebbe una colonia greca, di cui ha conservato i riti e l'idioma fino al XVI secolo. Appartenne ai Del Balzo Orsini e, tra gli altri, agli Scanderbeg.
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, eretta alla fine del XIV secolo, è tra i più interessanti esempi di architettura francescana. La facciata è tricuspidata e notevoli sono il rosone e il portale centrale riccamente scolpito. Ha corpo longitudinale a cinque navate, di cui la centrale, coperta da una sequenza di volte a crociera costolonate rette da grandi e complessi pilastri polistili, è assai più ampia delle laterali, voltate a botte. a una fase di costruzione più tarda (1455-1460) si deve la tribuna ottagonale,coperta da volta ombrelliforme, che conclude la navata centrale. Pareti a volte sono rivestite da affreschi, opera trecentesche di artisti di diversa provenienza. L'intero ciclo si deve alla committenza dei Del Balzo Orsini. In particolare, committente di gran parte dell'opera a fresco fu Maria d'Enghien che, dopo la morte del primo marito, Raimondello del Balzo Orsini, nel 1407 passò a seconde nozze con re Ladislao di Durazzo. L'impresa galatinese è da collocarsi presumibilmente in un periodo compreso tra il 1419 e il 1435.Gli influssi riconosciuti negli affreschi (senesi, napoletani, umbro-laziali, abruzzesi, siciliani, e non mancano i collegamenti con le esperienze miniatorie bolognesi e della Germania centro-settentrionale) sono così numerosi che risulta tuttora impossibile stabilire l'area culturale di appartenenza degli autori dei cicli principali. Ma al di là delle questioni di attribuzione, l'importanza nel cantiere galatinese sta proprio nel suo carattere composito e nella funzione di crogiulo culturaleda esso avuta nel quadro della pittura meridionale del Quattrocento. Di questi splendidi affreschi, il ciclo più organico è quello che decora la navata centrale e il presbiterio, così suddiviso: Scene dell'Apocalisse sulle pareti della prima campata, con Virtù e Simboli dell'Apocalisse nella volta; nella seconda campata, alla Storia della Genesi sulle pareti si accompagnano, nella volta, il Trionfo della Chiesa e i Sacramenti; seguono, nella terza campata, le storie della Vita di Gesù sulle pareti, con i Simboli Evangelici e i Dottori della Chiesa nella volta. Sulle pareti e sulla volta della navatella di estrema destra si estende invece il ciclo mariologico, ispirato ai Vangeli apocrifi. Sulle restanti pareti della chiesa sono poi vari affreschi, per lo più votivi e di ineguale qualità, cui deve aggiungersi la decorazione profusa su modanature, costoloni, sottarchi, che unifica i vari cicli pittorici. Oltre ai monumentali mausolei di Raimondello Orsini e di Gian Antonio, suo figlio, la chiesa custodisce un ricco tesoro. Pregevoli sono gli Altari cinquecenteschi di San Benedetto e di Santa Caterina, realizzati da Niccolò Ferrando. La chiesa dei Santo Pietro e Paolo, nel 1633, presenta una grandiosa facciata barocca e, all'interno, tele di Serafino Elmo e statue di Giuseppe Sammartino.
Interessanti sono pure la chiesa dei Battenti (XV secolo), con numerose tele; la chiesa dell'Addolorata, con tele e decorazioni di Pietro Cavoti; la Chiesa di Santa Caterina Novella (San Biagio) e la secentesca chiesa delle Anime Sante, con una tela di Serafino Elmo. La Biblioteca comunale è ricca di preziosi incunaboli.

MANIFESTAZIONI:Mesagne:in agosto, sagra delle pesche. Gallipoli:A luglio,dal 23 al 25, si svolge la sagra della scapece, in occasione della festa di Santa Cristina. La scapece è un pesce fritto preparato con strati di pane grattuggiato, semola, aceto e zafferano. Presicce: l'ultima domenica del mese di novembre si svolge la festa di Sant'Andrea, durante la quale vengono arrostite le triglie su un grande falò e si svolge una pittoresca processione dei cittadini che indossano il costume tradizionale.

GASTRONOMIA:Squinzano: luogo di produzione del vino omonimo . Mesagne: carciofi primaticci, pesche, olio d'oliva; 'ncapriata, agnello allo squero, agnellone in ragù, gnemerìidde; cartellate, taralli; vini locali. Copertino: latticini, olio d'oliva, lampasciuni (cipolloni selvatici), vino Copertino nei tipi rosato e rosso. Nardò: ceci squisiti, lampasciuni, olio d'oliva, vini rossi a forte gradazione e rosati più leggeri, lattincini e carne ovina; nella frazione Porto Cesareo grande mercato ittico giornaliero con aragoste, triglie, dentici, cernie, spigole, gamberi, calamari, seppie, cozze e pesce spada. Gallipoli: è uno dei principali centri gastronomici della Puglia; la pesca fornisce aragoste, dentici, triglie, granchi di scoglio, tonno, pesce spada e pinne; specialità sono la zuppa alla gallipolina; rinomati i vini: Malvasia bianca da pesce, Negramaro rosso e Aleatico da seconde mense. Ugento: montoni prelibati, vini del Capo di Leuca, legumi, olio d'oliva. Maglie: olio d'oliva, uva da tavola; formaggio pecorino e latticini vari; tra i piatti caratteristici, gli involtini di carne, qui chiamati 'mbruscatizzi; fichi secchi con mandorle, buccia di limone raschiata, cioccolato grattugiato; dolci di Pasqua: i raffiuoli. Galatina: vi si produce il Rosato di Galatina.


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