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Lecce

Il Salento


Città capoluogo di provincia (49 m, 100 814 ab.), situata nel tratto sudorientale del Tavoliere salentino, a pochi chilometri dall'Adriatico e dallo Ionio. Il turismo, favorito dalle bellezze artistiche e architettoniche cittadine, rappresenta una notevole fonte di reddito.
La messapica Sybaris assunse il nome di Lupiae in età romana. Collegata a Brindisi da un prolungamento della via Traiana, visse il suo massimo splendore nel II secolo d.C. , al tempo di Marco Aurelio. Decaduta per le devastazioni inflitte dai goti e dai longobardi, successivamente alla morte dell'imperatore Ottone II passò sotto il controllo dei bizantini (VI-IX SECOLO), ai quali era stata contesa dagli arabi, e divenne un importante centro religioso e culturale. Rifiorì con i normanni, divenendo, nel 1053, sede della contea del Salento. Passata agli Angiò (XIII secolo), fu feudo del Brienne (XIV secolo), degli Enghien e dei Del Balzo Orsini. Assoggettata alla corona di Napoli, entrò a far parte nel 1463, dei territori regi aragonesi come capoluogo della Terra d'Otranto e conobbe un periodo di grande splendore. Nel XV secolo divenne un fulcro dei traffici commerciali nel basso Adriatico e raggiunse un notevole benessere economico, che attrasse le mire dei turchi, un attacco dei quali fu respinto nel 1480. Durante la guerra dei Trent'anni, nel 1647, la popolazione insorse, contemporaneamente a quella di Napoli e Palermo, contro il fiscalismo degli spagnoli.
Nella morfologia e nella forma spaziale Lecce esplicita originali contrasti tra vecchio e nuovo. Sul nucleo topografico praticamente concentrico che era stato l'insediamento messapico si sovrappose la città romana, che scomparve con la costruzione altomedievali. Risorta in epoca normanna, con un'edilizia fatta di "corti", nel 1543, sotto Carlo V, fu circondata da una cerchia di mura bastionate, a pianta trapezoidale, destinata a definire l'area urbana fino alla seconda metà del XIX secolo. Nel XVII e XVIII secolo, infatti, la città vide non un ampliamento ma bensì un rinnovamento edilizio, ispirato a quel caratteristico stile barocco realizzato da abili artigiani nella duttile "pietra leccese", che le conferisce un' impronta singolare e il titolo di "Firenze del Barocco". E' intorno a questa "città vecchia" (con centro in piazza Sant'Oronzo) che, dalla seconda metà dell' Ottocento, prima in maniera modesta, poi a macchia d'olio dopo la seconda guerra mondiale, si è estesa, in forma radiocentrica, polarizzata sul baricentro moderno, piazza Mazzini, la città "nuova".
Il cinquecentesco arco di Trionfo(Porta Napoli), alto 20 m, fu eretto in onore di Carlo V; nei pressi, l'obelisco fu innalzato a celebrazione di re Ferdinando di Borbone (1822).
Degni di nota è il palazzo Palmieri, che sorge sulla via omonima.
Nel Duomo, nel palazzo vescovile e nel seminario, che prospettano sulla bellissima piazza Duomo, si esprime una fase più matura del barocco leccese caratterizzata da un maggiore movimento.
il Duomo fu eretto da Giuseppe Zimbalo intorno al 1650. A chi entri nel cortile del Vescovado, il Duomo offre la vista della fiancata sinistra, nella quale lo Zimbalo coniuga abilmente il lessico strutturale e decorativo con le esigenze dello spazio urbano e le modalità di percezione visiva del fruitore. Alla fiancata è infatti addossato un fragoroso ingresso, simile a un grandioso retablo (ancona di grandi dimensioni originaria della Spagna), alleggerito in alto da un'arcata a giorno entro cui si staglia in controluce la statua di Sant'Oronzo. La facciata principale assume invece forme più severe, si direbbe di gusto "centralistico", con questo intendendo il barocco sobrio e classicheggiante del Grimaldi e del Coluzio.
Dello Zimbalo è anche il campanile del Duomo (1661-1682), palesemente ispirato alla guglia di Soleto nella sovrapposizione di cubi digradanti e nell'ultimo ordine ottagonale, sormontato da un cupolino costolonato.
Il palazzo vescovile risale al XV secolo, ma fu ricostruito nel 1632. Il palazzo del seminario fu realizzato dal Cino tra il 1694 e il 1709, probabilmente su progetto di un architetto romano.
La chiesa di Sant'Irene (Via Vittorio Emanuele), eretta dai teatini nel XVII secolo, fu realizzata su disegno di un grande architetto appartenente all'ordine, padre Francesco Grimaldi, che impiegò un lessico di gusto romano-napoletano. All'interno si trovano buone decorazioni e, in particolare, lavori pittorici di Oronzo Tiso (1726-1880), ultimo interprete del barocco e degna conclusione del lungo cammino della scuola salentina.
L'altra chiesa dello stesso ordine, Santa Maria delle Grazie (1590), pur riprendendo nella facciata i motivi caratterizzanti di Sant'Irene, conferisce loro un più marcato plasticismo.
Al Cinquecento risale la chiesa del Gesù (piazza Castromediano), eretta dai gesuiti, giunti a Lecce nel 1574, su progetto di padre Giovanni de Rosis e caratterizzata da una splendida e delicatissima Annunciazione del pittore napoletano Girolamo Imperato. Nei pressi sorge il palazzo comunale (piazza Sant'Oronzo), del XVIII secolo.
La chiesa di Santa Croce (via Umberto I), eretta tra la metà del XVII secolo, è l'edificio a cui è maggiormente legata la fama dei Riccardi. Viene spesso considerata, e non a torto, dato che alcune parti di essa si collocano in pieno Seicento, come un esempio del barocco leccese, ma si trascura il fatto che l'ordine inferiore della facciata e l'interno, attribuiti al Riccardi stesso, sono pienamente rinascimentali, almeno dal punto di vista strutturale.
Barocco è anche l'attiguo palazzo del Governo (via Umberto I), della fine del XVII secolo, già monastero dei celestini, con la sua fastosa facciata, iniziata dallo Zimbalo e completata da Giuseppe Cino (1635-1722).
Dietro di esso si estende il parco pubblico, con i busti ottocenteschi di personaggi famosi della regione.. In piazza Sant'Oronzo sono da vedere la colonna votiva di Sant'Oronzo, eretta dallo Zimbalo nel 1666 per un voto in seguito alla peste del 1665; il palazzo del seggio o sedile, del cinquecento, fino al secolo scorso sede del comune; la chiesa di San Marco, attribuita a Gabriele Riccardi, architetto e scultore di complessa e ancora discussa formazione. Eretto dalla comunità veneziana stanziata nella città, l'edificio presenta una facciata a terminazione rettilinea, delimitata lateralmente da paraste, e un interno ad aula unica coperta da volta a botte unghiata scandita da festoni. Della Lupiae romana restano l'anfiteatro, databile al II secolo d.C., e il teatro. Quasi certamente l'anfiteatro doveva essere il centro di una vasta area pubblica, comprendente anche una palestra e il teatro stesso.
Il castello è una fortificazione cinquecentesca che si inserisce nel quadro della ristrutturazione della cinta muraria realizzata da Gian Giacomo Acaja per volere di Carlo V. Degna di nota, tra le innumerevoli chiese leccesi, e la chiesa di Santa Chiara (Piazza Vittorio Emanuele), costruita a partire dal 1694 forse su progetto di Giuseppe Cino.
Gli scavi condotti presso il teatro romano (via Arte della Cartapesta), risalente all'età di Adriano, hanno portato alla luce l'orchestra e alcune file delle gradinate; si ritiene che potesse accogliere circa 5000 spettatori.
La chiesa di San Matteo, realizzata su progetto di Achille Carlucci tra il 1667 e il 1700, immette a Lecce una tendenza di matrice borrominiano-guariniana, che si allontana dai presupposti riccardiani liberamente sviluppati dallo Zimbalo.
Il Museo provinciale Sigismondo Castromediano, fondato nel 1870, presenta una sezione archeologica ricca di antichità salentine con un bel gruppo di vasi attici, alcuni criteri italioti e molti altri vasi apuli, provenienti in gran parte dagli scavi compiuti a Rudiae, vicino a Lecce, dove sono stati portati alla luce resti d'età messapica e romana.
Interessante è la facciata (1771) della chiesa del Carmine, apice della parabola del barocco pugliese, simile a un'enorme pala d'altare in cui nicchie, festoni e statue in atteggiamenti teatrali, e persino un inserto a bugne a punta di diamante, compongono un insieme di notevole ricchezza. La chiesa abbaziale dei Santi Nicolò e Cataldo, di fianco al cimitero, fu eretta nel 1180 da Tancredi conte di Lecce, poi ultimi re normanno di Sicilia.
MANIFESTAZIONI: Tipica manifestazione del folclore leccese è la fiera dei pupi, che si svolge in dicembre: vengono esposte le caratteristiche immagini sacre di cartapesta.
GASTRONOMIA: Ciceri e tria, torta rustica, agù salentino, pane purecasciu, pùccia, cappello da gendarme, melanzanata di Sant'Oronzo, annulieddu allu furnu, alici arraganate, bracioline, gnemerììdde; salsiccia di Lecce, sanguinaccio; cartellate, taralli, cotognata; frutta secca; vini: Rosso, Rosato e Moscato del Salento; Gran Liquore San Domenico e Amaro San Domenico.


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