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Terra d'Otranto

Il Salento

Anticamente con la denominazione di Terra d'Otranto si connotava dal brindisino a Santa Maria di Leuca. Oggi tale denominazione permane a indicare unicamente la stretta fascia costiera del Salento orientale che si affaccia sul canale d'Otranto dalla Punta della Contessa a sud di Brindisi sino al Capo d'Otranto. E' un luogo territorio in parte collinare, in parte pianeggiante, suddiviso tra le provincie di Brindisi e di Lecce, dove ha grande diffusione la masseria. Grande casa colonica, tipica espressione della civiltà contadina, la masseria della terra d'Otranto è spesso fortificata, in quanto edificata in terre infestate dai pirati. La costa è rocciosa e frastagliata nei pressi di Otranto, con frequenti grotte e caverne doppiato Capo d'Otranto e il golfo di Porto Badisco.
La Terra d'Otranto può ancora oggi essere considerata un "isola" greca, dove si trovano nei monumenti e nelle tradizioni popolari lo spirito ellico.
Si mantenga come base dell'itinerario attraverso il Salento orientale il capoluogo Lecce, puntando verso nord lungo la statale 613 a scorrimento veloce che conduce a Brindisi. Ci si ferma a Surbo, abitato disposto a semicerchio attorno al capoluogo; ha la posizione anomala di enclave del territorio comunale di Lecce. L'abitato ha struttura composita, con un nucleo centrale, a pianta irregolare, al quale si affiancano due parti nuove dell'impianto geometrico. Fondata nel X o nell' XI secolo, fece parte della contea di Lecce. Notevole è la parrocchiale di Santa Maria del Popolo (1590), con resti della precedente costruzione quattrocentesca. La chiesa d'Aurio, presso la masseria omonima, è del XII secolo, ma si presenta assai deturpata. Superata Surbo, si segue la superstrada fino a Torchiarolo e a San Pietro Vernotico. Torchiarolo venne fondata dagli abitanti della vicina Valesio, distrutta dai normanni nel 1157. A documentare l'antica origine della cittadina, nel 1926 venne rinvenuto un ripostiglio contenente monete di numerose zecche della Magna Grecia. La parrocchiale è settecentesca. 3 km a nord dell'abitato sussistono i resti delle mura megalitiche e della necropoli di Valesio.
A San Pietro Vernotico si conserva una torre quadrangolare trecentesca, ed è famosa per le due sollevazioni contro i Borboni nel 1821 e nel 1848. La chiesa Matrice è del XVIII secolo.

Abbandonata la superstrada, si guadagna la costa a Torre San Gennaro; puntando a sud, si giunge a San Cataldo, la spiaggia dei leccesi, dalla sabbia finissima e dall'accogliente pineta. Ci si inoltra poi nei boschi, dopo aver fatto un'escursione all'interno per ammirare Acaja, modello di paese-fortezza costruito nel 1535 dall'architetto militare Gian Giacomo dell'Acaja. San Foca, Roca Vecchia e Torre dell'Orso sono le maggiori località, che si incontrano lungo la costa prima di arrivare a Otranto. Tutte si stanno attrezzando per accogliere il turismo balneare. Tra San Foca e Roca Vecchia sono state infatti rinvenute strutture edilizie identificate come resti di un'impianto costiero di età imperiale. E' presumibile che Roca Vecchia sia stato scalo marittimo di Rudiae, importante sito indigeno. L'abitato di Roca Vecchia era all'epoca difeso da una cerchia muraria edificata tra il IV e il III secolo a.C., alla stessa epoca risale la necropoli, costituita da fosse rettangolari scavate nelle roccia.
Prima di giungere a Otranto, al centro di una vasta pineta si incontra il lago di Alimini. La zona è stata recentemente valorizzata con la bonifica e dotata di moderne strutture ricettive.
Otranto, deriva il nome dal fiume Idro, oggi scomparso. L' area occupata oggi è solo una parte di quella che costituiva l'antica Hydruntum. Il centro storico, circondato da mura, sorge sulla sponda meridionale del porto, mentre il borgo nuovo si è esteso nel retroterra. Nel medioevo fu uno dei più grandi centri del dominio bizantino in Italia, grazie alla posizione del suo porto, nel XI secolo fu loro capitale, poi divenne capoluogo e il centro militare della Terra d'Otranto. Fulcro della resistenza greca capitolò nel 1068. Fedele agli svevi fino al 1250, si schierò poi con la Chiesa. Assalita dalla flotta di Maometto II, la città cedde l'8 ottobre 1480. Liberata un anno dopo da Alfonso d'Aragona, fu poi occupata dai veneziani e ancora attaccata dai turchi: ebbe inizio allora la sua decadenza. L' economia del comune ha nel turismo, soprattutto estivo, una delle principali forme di reddito. Il movimento portuale è determinato prevalentemente dall'attività peschereccia e dai collegamenti marittimi con la Grecia. Al periodo bizantino appartiene l'interessantissima chiesetta di San Pietro, eretta intorno al mille; è un classico edificio greco a croce inscritta, con cupoletta all'intersezione dei bracci retta da pilastri cilindrici con raccordi a pennacchi sferici, tre absidi a volte a botte sui bracci e sui vani angolari. L'interno è ricco di affreschi di varie epoche. La chiesa doveva allora costituire la cattedrale della città, sede metropolita autocefala di rito greco sino all'invasione normanna. Pressocchè coeva è la grandiosa cattedrale, dove numerosi capitelli a "due zone", con aquilette ai quattro spigoli, o a campana, con croci e aquile al centro delle facce trapeziodali, o traforati come cesti di vimini, intrecciati, dichiarono la loro origine costantinopolitana. Solo verso la metà del XII secolo la cattedrale ha assunto l'aspetto attuale. La facciata ha, sopra il portale barocco, un bellissimo rosone in forme gotico-arabe del XV secolo, mentre nel fianco sinistro si apre un portale cinquecentsco. L'interno ha il pavimento delle tre navate e del presbiterio ricoperto da un mosaico che è tra i più estesi che si conoscano. Opera del sacerdote Pantaleone negli anni 1163-1166, esso si compone di una serie di figurazioni eseguite in stile piuttosto rozzo e popolare. Lasciata l'antica capitale del Salento, ci si dirige lungo la costa sino a doppiare Capo d'Otranto, non prima di avere visitato i resti dell'abbazia basiliana di San Nicola di Casole. La strada qui è suggestiva, dipanandosi su di un ondulato terrazzo costiero delimitato da viti e olivi. Tra Punta Scura e Capo Palascia, si apre tra le pareti bianche delle scogliere il golfo di Porto Badisco. Troviamo qui un meraviglioso mondo sotterraneo, con grotte disseminate lungo la costa che conservano reperti geologici ed etnologici di straordinario interesse. Un ciclo pittorico di preciso carattere religioso,grandioso e articolato, è stato è stato rinvenuto in una di queste grotte. Abbandonata la costa per l'entroterra, si guadagna la località di Uggiano La Chiesa. Sorta come castello durante la colonizzazione greca, nel 1219 fu donata da Federico II all'arcivescovado di Otranto, rimanendo poi sempre feudo ecclesiastico. Nella parrocchiale si ammirano un coro ligneo settecentesco di R. Monteanni , una Madonna del Rosario di D.A. D'orlando e una tela di Oronzo Tiso. Nei dintorni dell'abitato è la chiesa rupestre di Sant'Elena. A 3 km da Uggiano, superato il suggestivo dolmen di Scusi, si raggiunge Minervino di Lecce. Di grande interesse è la parrocchiale di forme rinascimentali.
Puntando verso nord, si incontrano dapprima le località di Bagnolo del Salento e Cannole, siti risalenti all'Età del bronzo, come testimoniano i numerosi menhir sparsi nelle campagne circostanti. Quindi si raggiunge Carpignano Salentino, dove riveste grande interesse la cripta delle Sante Cristina e Marina: quattro pilastri la dividono in due aule di dimensioni diverse, a pianta rettangolare, decorate da affreschi, tra i quali l'Annunciazione, dipinta da tale Teofilatto su committenza del presbitero Leone, e il Pantocratore, opera di un artista di nome Eustazio, datata 1020. Tuttora queste pitture sono comunque testimonianze della penetrazione nel Salento, tra il X e XI secolo, di correnti di pittura provinciale bizantina.
Ultima tappa prima di ritornare a Lecce è Meledugno, dove sono degni di nota il castello baronale dei D'Ameli e la cattedrale, rispettivamente del XV e XVI secolo.
Notevole interesse archeologico rivestono i due dolmen Gurgulante e Placa, entrambi con un lestrone di copertura di circa 7 m.
GASTRONOMIA: San Pietro Vernotico: ottimi vini locali. Otranto: cicoria selvatica, gelsi neri, albicocche, anguille dei laghi Alimini, cefali, frutti di mare, zuppa di pesce. Bgnolo del Salento: olio d' oliva molto ricercato.


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